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L’ipotetico monastero di Sant’Anastasia visto dalla porta di ingresso (foto da REDI, FORGIONE, La presenza medievale nelle località di San Cerbone Vecchio e di Fonte San Cerbone, in Scienze dell’Antichità 12, 20042005)
L’ipotetico monastero di Sant’Anastasia visto dalla porta di ingresso (foto da REDI, FORGIONE, La presenza medievale nelle località di San Cerbone Vecchio e di Fonte San Cerbone, in Scienze dell’Antichità 12, 20042005)

L’area archeologica di San Cerbone Vecchio (Populonia)

Scritto da Laura Peruzzi.

Populonia si trova all’estremità settentrionale del promontorio di Piombino, vasta e fiorente città etrusca, poi piccolo borgo costruito dagli Appiani, signori di Piombino, nel XV secolo, attorno alla torre di XII secolo, è nota proprio per il suo passato di città etrusca produttrice di ferro, ma molto più lungo è stato il suo cammino nella storia.

Il medioevo di Populonia è stato finora l’aspetto meno studiato, anche se le fasi medievali e post medievali sono le più evidenti e tangibili, come nel caso dell’area di San Cerbone Vecchio, fuori dalle mura del borgo, sul pianoro prospiciente il porto di Baratti. Il toponimo ci ricorda Cerbone, il santo, vescovo di Populonia nel VI secolo, molto venerato nella zona. Fu nel 1914 che Antonio Minto, allora Soprintendente alle Antichità per l’Etruria, individuò in quest’area alcuni elementi murari e registrò l’esistenza di questo toponimo, ipotizzando che nel luogo si potesse trovare la sepoltura del santo o un edificio legato al suo culto.

Nell’area sono state condotte campagne di scavo dal 1998 al 2003, dalle Università dell’Aquila e di Siena, per un’estensione di circa 1000 metri quadrati ed evidenziando fasi di vita dal IV secolo a.C. al XVII secolo d.C..

Planimetria dell’area scavata (foto da REDI, FORGIONE, La presenza medievale nelle località di San Cerbone Vecchio e di Fonte San Cerbone, in Scienze dell’Antichità 12, 20042005)

Planimetria dell’area scavata (foto da REDI, FORGIONE, La presenza medievale nelle località di San Cerbone Vecchio e di Fonte San Cerbone, in Scienze dell’Antichità 12, 20042005)

Nella zona centrale furono individuati resti di abitazioni di epoca ellenistica (IV secolo a.C.), organizzate con una pianificazione urbanistica razionale, un ritrovamento importante poiché fino ad allora non si conoscevano le strutture abitative della Populonia etrusca, eccetto le capanne villanoviane.

Non lontano da queste furono poi individuate due case medievali, databili al XII secolo, che costituiscono la testimonianza tangibile della fase del ripopolamento operato dai pisani, e che sancisce l’inizio della ripresa di Populonia dopo la crisi tardo antica e altomedievale innescata dalle invasioni longobarde e saracene.

Ma le due strutture più macroscopiche sono gli edifici sacri, che occupano le estremità nord e sud del pianoro. Il primo è un grande edificio (24 metri x 10 metri) a navata unica con ambienti laterali scanditi da pilastri, ed abside quadrata, costruito in due fasi a partire dalla metà XV secolo.

Ma perché in un centro così piccolo si costruisce un edificio sacro così grande, in un’epoca in cui è attiva la Chiesa di Santa Croce, interna al borgo e sede parrocchiale? Una delle possibilità è che non si tratti di una chiesa ma di un convento, e in particolare del monastero di sant’Anastasia, la cui costruzione cominciò proprio a Populonia nel 1594, come attestato dal Libretto della Fabbrica del Monastero di Populonia. Il monastero non ospitò mai le monache a cui era destinato (la sede definitiva del monastero di Sant’Anastasia fu infatti Piombino), poiché il vescovo, nel 1607, giudicò il luogo non adatto alle monache di clausura, poiché posto fuori dalle mura difensive e perché all’epoca Populonia era spesso attaccata dai pirati e corsari Turchi.

La cappella gentilizia (foto da REDI, FORGIONE, La presenza medievale nelle località di San Cerbone Vecchio e di Fonte San Cerbone, in Scienze dell’Antichità 12, 20042005)

La cappella gentilizia (foto da REDI, FORGIONE, La presenza medievale nelle località di San Cerbone Vecchio e di Fonte San Cerbone, in Scienze dell’Antichità 12, 20042005)

Cappella gentilizia, alcune delle monete rinvenuta nella camera funeraria (foto di L.Peruzzi)

Cappella gentilizia, alcune delle monete rinvenuta nella camera funeraria (foto di L.Peruzzi)

L’altro edificio, posto all’estremità sud dell’area, è una struttura ad unica aula e pianta rettangolare, (9 metri x 6,50 metri) interpretata come una cappella privata, presenta tracce di affresco, oggi coperto per ragioni di conservazione, ed è databile nella prima metà del XVI secolo.

Al di sotto dei livelli pavimentali, si trova la camera funeraria ricavata in una sottostante cisterna etrusca. Ospitava i resti scheletrici di 34 individui e 31 monete, fra cui alcuni esemplari in argento e oro. Le monete indicano l’elevato rango sociale dei defunti, che sono probabilmente identificabili come esponenti della famiglia Appiani.

L’area di San Cerbone Vecchio, rimasta inaccessibile al pubblico per anni, è tornata a vivere nel Giugno 2016 quando, dopo la pulizia dell’area effettuata da Periplo Turismo e Cultura (società che gestisce i servizi museali e la promozione del borgo), con l’aiuto di alcuni volontari, è stato possibile aprirla alle visite guidate. Visto l’interesse destato da questi primi esperimenti, dal Giugno 2017, le visite guidate (con archeologo) si svolgono ogni Domenica fino a Settembre, per contribuire al recupero di un nuovo tassello della storia del territorio.

Giugno 2016, pulizia dell’area per l’apertura al pubblico (foto di L.Peruzzi).

Giugno 2016, pulizia dell’area per l’apertura al pubblico (foto di L.Peruzzi).

Informazioni:

  • Periplo Turismo e Cultura snc di Martinozzi – Peruzzi – Pucci – Salas
  • Via P. Mattarella, 22 – 57021, Venturina Terme (LI)
  • C.F. e P.IVA 01810250496

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