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La tomba del Chito. Foto di Marcello Marcucci.
La tomba del Chito. Foto di Marcello Marcucci.

La leggenda del Chito: tra fantasia e realtà

Proprio al confine tra la provincia di Firenze e quella di Siena, tra i comuni di Barberino-Tavarnelle e Poggibonsi, si trova un’antica torre, la Torre del Chito. Sulla Torre del Chito aleggia un’antica leggenda, una leggenda che alcune fonti dicono (erroneamente, come vedremo più avanti) risalire al settecento.

LA LEGGENDA DEL CHITO

Questa leggenda narra di un ombrellaio di nome Giannino e del suo incontro con il “Chito” che ebbe un epilogo sanguinoso. L’ombrellaio, che era partito da Poggibonsi ed era diretto a Sotterra a riparare ombrelli, secondo una versione della leggenda. Mentre secondo un’altra versione l’ombrellaio era andato li per cacciare selvaggina, cosa che il Chito non gradiva venisse fatta nei propri terreni. Comunque qualunque fosse il motivo del suo viaggio, l’ombrellaio, giunto nei pressi della Torre del Chito fu fermato dal Chito in persona che gli intimò di non attraversare i suoi possedimenti.

La Torre del Chito. Foto Marco Ramerini
La Torre del Chito, il luogo della leggenda. Foto Marco Ramerini

Tra i due seguì un duro alterco. Il Chito minacciò di sparargli con il suo fucile se l’ombrellaio avesse proseguito. L’ombrellaio avanzò, il Chito puntò il fucile, ma l’ombrellaio sparò per primo con il suo archibugio che teneva nascosto tra gli ombrelli. Il Chito fu colpito e morì sul colpo.

Il Chito non fu sepolto nel cimitero, ma nelle sue terre, poco distante dalla Torre che porta il suo nome. La leggenda dice che: “voleva essere sepolto nel su campo né lontano né vicino che non senta le campane di Barberino, né vicino né lontano che non senta le campane di Tignano”.

La leggenda narra che il suo fantasma vaghi sempre nelle sue terre. Curioso è un episodio che si dice avvenuto nel 1964, nel quale il fantasma del “Chito” apparve ad un ruspista che lavorava di notte alla superstrada Firenze – Siena.

Dettaglio della scritta sulla croce. Foto Marcello Marcucci
Dettaglio della scritta sulla croce. Foto Marcello Marcucci

LE TESTIMONIANZE STORICHE

Fin qui la leggenda. Vediamo invece quali sono le informazioni storiche che, per il momento, ho trovato su questo personaggio leggendario.

Partiamo dalla Torre del Chito. Questo edificio si trova proprio a cavallo del confine tra le provincie di Firenze e Siena, ma il Podere della Torre, come viene indicato nella mappa del granducato di Toscana del 1820, dove presumibilmente abitava il Chiti, era situato nel popolo di San Giorgio a Cinciano. Il fatto che nel 1820 si chiami semplicemente Podere della Torre sta ad indicare, come vedremo più avanti, che la leggenda del Chito ha radici più recenti, e cioè a metà ottocento.

La Torre del Chito come riportato nella Mappa del nuovo catasto del Granducato di Toscana, 1820-1830. Progetto C A S T O R E - Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.
La Torre del Chito come riportato nella Mappa del nuovo catasto del Granducato di Toscana, 1820-1830. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.

Il mio amico Marcello Marcucci mi ha indicato un vecchio scritto di due paginette che riporta la leggenda e anche due foto sbiadite della sua tomba. In queste vecchie foto sulla sua tomba è presente una croce bianca con la scritta: “Il 29 sett. 1844 qui fu ucciso per mezzo di archibusata Gian Batta Chiti. Colono impareggiabile”.

Secondo le informazioni che ho raccolto da un abitante della Torre, la croce sulla tomba fu messa, forse negli anni sessanta o settanta del novecento, dalla principessa Giorgiana Corsini. La croce però fu fatta (scritta e murata) da Osvaldo Conforti, cementista, che lavorava presso la ditta Brandi Giovanni di Barberino. Dalle informazioni riportate sulla croce sono riuscito a fare alcune ricerche d’archivio e ho trovato interessanti particolari sulla vita del Chito.

IL CHITO: GIOVAN BATTISTA CHITI

Nel censimento del 1841 ho trovato la famiglia di Giovan Battista Chiti abitante nel Popolo di San Giorgio a Cinciano. In quest’anno Giovan Battista Chiti, aveva 64 anni, quindi dovrebbe essere nato nel 1777. Giovan Battista Chiti viene indicato come colono e il nostro uomo ha anche un certo grado d’istruzione perché sa leggere, a quel tempo non c’erano molti contadini nella comunità di Cinciano che sapevano leggere.

La tomba del Chito. Foto di Marcello Marcucci.
La tomba del Chito. Foto di Marcello Marcucci.

LA FAMIGLIA DEL CHITO

Nel 1841 la sua famiglia è composta dalla moglie Maria Rosa di 70 anni, dai figli Pietro di 40 anni, Antonio di 34 anni e Luigi di 26 anni.

I due figli più grandi, Pietro e Antonio sono sposati con figli. Il figlio maggiore, Pietro, è sposato con Teresa di 36 anni. Pietro e Teresa hanno due figli Carlo (13 anni) e Carolina (12 anni). Il figlio mezzano, Antonio, è sposato con Ester di 21 anni. Antonio e Ester hanno un unico figlio di nome Natale di un anno.

Nell’atto di battesimo (fatto stranamente a San Donato in Poggio) di Natale (Pasquale Maria), figlio di Antonio (che nel documento è indicato erroneamente come Alessandro, che potrebbe però essere il suo secondo nome, visto che suo nonno come vedremo si chiamava proprio Alessandro) e Ester, nato il 23 dicembre 1839 nel popolo di San Giorgio a Cinciano, si viene a sapere che la mamma del bambino e sposa di Antonio figlio del “Chito”, Ester, veniva dall’Ospedale degli Innocenti di Firenze. Nel 1841 la coppia ha un altro figlio, Mario, che nasce il 4 dicembre 1841, anche lui viene battezzato a San Donato in Poggio, il fratello minore di Antonio, Luigi è il padrino di battesimo.

Ma ritorniamo al “Chito”. Il babbo di Giovan Battista Chiti si chiamava Alessandro Chiti, la mamma Domenica Pelacani. Giovan Battista Chiti muore il 29 settembre 1844 all’età di 67 anni. Nell’atto di morte viene descritto come contadino, povero (che però è meglio di “miserabile”, termine con cui solitamente erano indicate la maggior parte delle famiglie contadine).

Scritto da Marco Ramerini.

L'atto di morte di Giovan Battista Chiti, 27 settembre 1844
L’atto di morte di Giovan Battista Chiti, 27 settembre 1844

Marco Ramerini

Ho pubblicato alcuni scritti sulla storia delle esplorazioni geografiche e del colonialismo, in particolare sulle isole delle spezie, le Molucche. Ho ideato alcuni siti internet tra cui il sito www.colonialvoyage.com dedicato alla storia dell'esplorazione geografica e al colonialismo. Poi il sito www.borghiditoscana.net dedicato alla mia regione: la Toscana. Oltre che a molti altri siti di viaggi in diverse lingue. Viaggiatore, scrittore di guide turistiche online, ricerco e scrivo di storia. Sono appassionato di astronomia e fotografia.
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