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Barberino Tavarnelle. Autore e Copyright Marco Ramerini..
Barberino Tavarnelle. Autore e Copyright Marco Ramerini..

I borghi e gli abitanti di Barberino e Tavarnelle nel 1799

Ricercato e scritto da Marco Ramerini

IL BORGO DI BARBERINO

Alla fine del settecento il borgo medievale di Barberino era la sede di una vasta podesteria che si estendeva su tutto il territorio dell’attuale comune di Barberino Tavarnelle. La podesteria era formata da 25 popoli: San Bartolomeo e Stefano a Barberino, Santa Lucia al Borghetto, San Piero in Bossolo (e annessi), San Bartolomeo a Palazzuolo, San Antonino a Bonazza, San Gimignano a Pretoio (scritto così nei documenti dell’epoca), Santa Maria al Morrocco (e annessi), San Jacopo alla Sambuca (e annessi), San Romolo a Tignano, San Donato in Poggio, San Piero a Olena, San Lorenzo a Cortine, San Miniato a Sicelle (e annessi), San Biagio a Passignano, Sant’Andrea a Poggio a Vento, Sant’Appiano, Santa Maria e Stefano a Linari, San Ruffignano a Monsanto, Sant’Andrea a Vico, San Michele e Salvatore a Vico, San Martino a Pastine, Santa Maria a Poneta, San Piero a Pretognano (scritto così nei documenti dell’epoca), San Lorenzo a Vigliano, San Filippo e Michele a Ponzano.

A quell’epoca Barberino era ancora circondata dalle sue mura, anche se era già iniziato, probabilmente da decenni, il processo di smantellamento di parte delle mura medievali per ricavare materiale da costruzione per i nuovi edifici. Questo è proprio il caso che si presenta nell’adunanza del consiglio del 7 dicembre 1797 dove Davanzato Viviani (all’epoca barrocciaio, poi negli anni successivi barullo)1 chiede di poter demolire “due pezzi di mura castellane rovinose poste nel luogo detto San Bartolo e di potersi servire dei sassi da ricavarsi da tal demolizione”. Il consiglio, sentito il Provveditore di Strade, accorda la demolizione e l’uso delle macerie dietro pagamento di £20 e dietro “il rifacimento dei danni che possano risentire gli effetti della Prioria di Barberino nella demolizione.2 Il Viviani stava infatti costruendo una nuova casa nel luogo detto “il Mercatale”. Pochi mesi prima, nella riunione del Consiglio della Comunità di Barberino del 14 settembre 1797, Davanzato Viviani, aveva fatto istanza perché gli fosse “concesso in vendita un pezzo di suolo posto fuori del castello di Barberino luogo detto il Mercatale per fabbricarvi una casetta”. Alla richiesta seguì la relazione del Provveditore di Strade che stimò il pezzo di suolo in 550 quadre e un valore di £55. Il terreno fu venduto al Viviani che accettò una maggiorazione del 10% sulla stima.3

Il borgo di Barberino attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.
Il borgo di Barberino attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.

Talvolta però i cittadini, dopo aver acquistato porzioni di muraglia, eseguono a proprie spese lavori per rinforzare le mura. Questo è il caso di Davanzato Brettoni. Nel consiglio svoltosi il 10 gennaio 1798 Davanzato Brettoni e altri della sua famiglia chiedono “di poter acquistare un tratto delle vecchie mura castellane contigue alla loro casa all’effetto di potere resarcire il medesimo che serve di sostegno alla loro casa”. Il consiglio approva la richiesta dei Brettoni di potersi servire del descritto tratto di mura castellane dietro il pagamento della somma di £20.4 Davanzato Brettoni (45 anni nel 1798) faceva di mestiere il “carzolaio” viveva assieme alla moglie Cherubina, al nipote Domenico con la moglie Margherita, al nipote Pasquale e alla nipote Teresa.5

Nella piazza principale del paese si trovava il palazzo del Podestà, si tratta dell’edificio dell’attuale Propositura, sulla facciata del quale ancora oggi sono visibili diversi stemmi lasciati dai Podestà che si sono succeduti nel governo della podesteria. Sulla piazza si affacciava anche la vecchia chiesa che, a differenza di oggi, aveva la facciata rivolta verso la piazza. La piazza in quegli anni vedeva la vendita e la chiusura di alcune delle arcate della Loggia Pubblica.6

Nel 1799 era podestà di Barberino Giovanni Botti (35 anni), assieme a lui viveva la moglie Fortunata (39 anni), la zia Rosa Alba (74 anni) e la serva Lucrezia (30 anni). Il paese di Barberino in quell’anno secondo la lista presente nella Tassa delle Macine è abitato da 77 famiglie.7 Vediamo quali erano le famiglie che lo abitavano e quali erano i mestieri che facevano. Tra i mestieri troviamo muratori, calzolai, macellai, barrocciai, fabbri, ecc. Ci sono anche alcuni mestieri curiosi come il lanino, il barullo, il treccone, il mercaio (che dovrebbe essere il merciaio), il segatore. Molti sono coloro che lavorano per le fattorie della zona e numerosi sono anche i pigionali, cioè lavoratori a giornata e con stanza a pigione.

Il medico condotto del borgo di Barberino era Gaspero Cupieri.8 Il messo della podesteria era Luigi Catastini. In paese doveva esserci un’osteria, infatti Francesco Manetti faceva per mestiere l’oste. C’era anche una macelleria di proprietà di Gaspero Fusi (macellaro). Altri due membri della famiglia Fusi facevano i barrocciai, erano Giuseppe Fusi e Antonio Fusi. Anche Antonio Zani in quell’anno faceva il barrocciaio. Tra le altre attività presenti Luigi Matteucci faceva il bottegaio. Lorenzo Ulivelli era “mercaio”, credo che sia merciaio: “colui che fa bottega di mercería”.9

Il muratore del paese era Cosimo Borgiannini. Mentre la famiglia Brettoni all’epoca faceva il lavoro di calzolaio, nei registri sono indicate le famiglie di Davanzato Brettoni (carzolaio) e Giovanni Brettoni (carzolaio).

Il mestiere svolto da Santi Conti e Lorenzo Baldini era il “lanino” cioè “colui che lavora la lana; e in più stretto senso colui che carda la lana”.10 Due erano i carbonai a Barberino: Giuseppe Viviani e Giuseppe Lapini.

Ben tre persone, Davanzato Viviani, Niccolò Mugnaini e Vincenzio Padovani facevano uno strano mestiere quello di “barullo” cioè semplicemente “colui, che compra cose da mangiare in di grosso, per rivenderle con suo vantaggio a minuto”.11 Valentino Conti era il treccone del paese cioè rivendeva generi alimentari, frutta e verdura. Troviamo infine il legnaiolo (cioè il falegname) Stefano Padovani, il segatore (cioè chi sega, chi fa il mestiere di segare tronchi e legname) Giuseppe Tattini e il fabbro Vincenzio Taddei.

Tra coloro indicati come possidenti e residenti in Barberino troviamo Gaetano Mugnaini e Pietro Viti.

Vivevano a Barberino anche alcuni degli agenti o fattori delle principali fattorie della zona, si tratta delle proprietà Pandolfini, Nobili e Barberini. Giuseppe Dainelli era in quell’anno l’agente del Pandolfini. Mentre Giovan Battista Cosci era l’agente del Nobili. Infine Maria Berti era la fattoressa dei Barberini.

Questi erano i lavoratori delle varie fattorie che risiedevano nel borgo di Barberino nel 1799:

Lavoratori del Nobili: Zanobi Zani, Gaudenzio Lapi, Francesco Ferrini, Michele Camici, Giuseppe Bardotti, Anton Maria Bardotti.

Lavoratori del Banchi: Francesco Viciani, Gaspero Coli, Giuseppe Bandini.

Lavoratori del Pandolfini: Vincenzio Nesi, Piero Giotti, Gaspero Lazzerini.

Lavoratori del Pucci: Diodato Zani, Carlo Mecacci.

Lavoratori del Barberini: Giuseppe Vanni, Giuseppe Cubattoli.

Lavoratori dei Nocenti: Biagio Nesi, Giuseppe Becucci.

Lavoratore del Piccoli: Francesco Vettori.

Lavoratore dell’Ughi: Piero Masini.

Lavoratore del Chiti: Valente Marconi.

Lavoratore della Chiesa: Santi Gianni.

Lavoratore del Begliomini: Valente Calosi.

Lavoratore del Capponi: Antonio Ciampalini.

Lavoratore del Cardini: Luigi Bazzani.

Per finire la classe degli abitanti più povera, i “pigionali”, ne facevano parte: Giuseppe Biondi, Giuseppe Bandinelli, Angelo Ciappi, Bernardo Ciappi, Sebastiano Conti, Domenico Longi, Vincenzio Lorini, Anton Maria Mannini, Gaspero Mannini, Giuseppe Migliorini, Michele Mazzoni, Giuseppe Manetti, Andrea Nannoni, Pietro Nannoni, Pasquale Pampaloni, Luigi Papini, Piero Padovani, Bartolommeo Padovani, Pietro Vanni, Clemente Vannini, Davanzato Mecacci e Giuseppe Mecacci.

IL BORGO DI TAVARNELLE

Vediamo adesso com’era il borgo di Tavarnelle a cavallo dei due secoli presi in considerazione. Ovviamente era molto diverso da oggi, possiamo definirlo un gruppo di piccoli centri abitati non ancora connessi e collegati tra loro. Il nucleo principale di case si trovava lungo la Strada Regia Romana, l’attuale Via Cassia. Qui gli edifici iniziavano all’incirca dove oggi, andando in direzione di Firenze, termina la Piazza del Comune (Piazza Matteotti). Poi proseguivano oltre la cappella di Sant’Anna fiancheggiando la strada da un lato fino a quella che viene chiamata Piazza Vecchia (Piazza Domenico Cresti), ma probabilmente la piazza a quell’epoca non era completamente chiusa da case come oggi. Sull’altro lato, quello a destra andando verso Firenze, le case continuavano fino al bivio per Spicciano, l’ultimo edificio presente nella mappa del 1820 è la cappellina di Via Spicciano. Altri due nuclei di edifici si trovavano al Mocale e a Rovai. Poi c’erano le chiese di San Piero in Bossolo e di Santa Lucia al Borghetto. Poco altro era presente tra questi piccoli centri abitati, solo alcuni poderi. La gran parte di queste aree abitate erano di pertinenza del popolo della chiesa di Santa Lucia al Borghetto, il resto apparteneva al popolo di San Pietro in Bossolo che si estendeva principalmente nelle campagne fino alla Pesa.

Il nucleo del paese (la maggior parte delle case di Tavarnelle, il Borghetto e il Mocale) apparteneva al popolo di Santa Lucia al Borghetto dove nella lista della tassa delle macine del 1799 sono segnate un totale di 117 famiglie. Mentre nel popolo di San Piero in Bossolo sono segnate nella stessa lista un totale di 67 famiglie.12

POPOLO DI SANTA LUCIA AL BORGHETTO:

Dall’analisi delle attività svolte dagli abitanti del borgo di Tavarnelle si nota subito che rispetto a Barberino ci sono molte più attività artigianali.

La gran parte della famiglia Berti lavorava il legno. Infatti, Andrea Berti era legnaiolo (artigiano che esegue lavori di falegnameria) così come Lorenzo Berti e anche Luigi Berti. Mentre fanno parte della categoria dei “segatori” Giovan Battista Bazzani così come Pietro Bazzani.

A Tavarnelle ci sono anche diversi muratori, tra loro Antonio Rovai, Giovan Battista Rovai, Felice Sodi e poi la famiglia Turchi: Giuseppe Turchi, Vincenzo Turchi e Pietro Turchi. Giovanni Biondi era “mattonaio”, cioè addetto alla lavorazione di argille e terre refrattarie.

Gaetano Mari. Antonio Zobi e poi Antonio, Pietro e Giovacchino Pistelli erano i fabbri di Tavarnelle. Vincenzo Pistelli era “orologaio” cioè orologiaio. Mentre Antonio Coveri era “bastiere” cioè maniscalco. Gaetano Bagnioli faceva il “magnano”, cioè colui cha fa le toppe e le chiavi. Numerosi sono i calzolai tra loro Gaetano Borghetti, Lorenzo Volterrani, Luigi Frullani, Antonio Fratini e Francesco Fratini.

Il fornaio del paese era Lorenzo Frosali. In paese c’era un unica macelleria quella di Antonio Consortini che era il “macellaro” di Tavarnelle. Diverse persone facevano di mestiere il “barullo”, quindi il grossista di generi alimentari, tra loro Bartolomeo Meucci, Francesco Bugli e Domenico Cappelli. Mentre Francesco Durelli e Giovan Lorenzo Mari erano bottegai così come Antonio Berti. A Tavarnelle alla fine del settecento c’era anche una sartoria, gestita dal sarto Francesco Paoli.

Tavarnelle era un’importante stazione di posta lungo la Strada Regia Romana c’era un’osteria, gestita da Antonio Manetti, e una stazione di posta che veniva utilizzata per il cambio dei cavalli dove Andrea Chiti era il “postiere” cioè l’addetto alle vetture e ai cavalli di posta. Mentre Valentino Chiti era “postiglione”cioè l’addetto della stazione di posta incaricato di guidare i cavalli e le carrozze fino alla stazione successiva. Visto l’importanza come stazione di posta era presente anche una guardia, Giovanni Vivarelli.

Il Mocale e il Borghetto attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.
Il Mocale e il Borghetto attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.

Posizionata lungo un importante via di transito Tavarnelle aveva anche un nutrito numero di stradini, tra loro: Luigi Pampaloni, Pietro Checcucci, Luigi Checcucci e Silvio Checcucci.

Molti sono anche i barrocciai, tra loro troviamo Antonio Naldini, Gaspero Lombardini, Amadio Bugli e Antonio Mecacci. I barrocci erano i mezzi utilizzati per il trasporto di materiali da costruzione o di scarico.

Tra i possidenti residenti nel popolo di Santa Lucia al Borghetto e cioè nel borgo di Tavarnelle troviamo Giovanni Banchi, Angelo Mari, Vincenzo Valenti, Andrea Zobi, Gaetano Zobi, Francesco Checcucci e Gaetano Checcucci.

Sebastiano Fagioli è agente del Banchi.

Questi erano i lavoratori delle varie fattorie che risiedevano nel popolo del Borghetto nel 1799:

Lavoratore del Bianciardi: Clemente Bugli.

Lavoratori del Rangoni: Banani Pietro, Domenico Bazzani, Giuseppe Rigani, Giuseppe Tanfani.

Lavoratore del Corbinelli: Angelo Capezzoli.

Lavoratore del Papi: Giovanni Chiti.

Lavoratori del Banchi: Tommaso Calattini, Angelo Guarducci.

Lavoratore dei Barberini: Giuseppe Conti.

Lavoratore del Lupi: Francesco Taddei.

Lavoratore di Sant’Anna: Sabatino Del Mastio.

Lavoratore del Valecchi: Antonio Gianni.

Lavoratore del Naldini: Giovacchino Matteuzzi.

Lavoratori dei Nocenti: Gaspero Marconi, Gaetano Manetti.

Lavoratore di Santa Trinita: Antonio Nannoni.

Lavoratore di Santa Chiara: Valente Livi.

Lavoratori dello Zobi: Giovan Battista Pampaloni, Gaetano Tosi.

Lavoratore del Michelozzi: Antonio Taddei.

Il borgo di Tavarnelle. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.
Il borgo di Tavarnelle attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.

Lunga è la lista dei “pigionali”: Giovan Battista Brogelli, Giuliano Brogelli, Pasquale Bianchi, Francesco Bruni, Francesco Berrettini, Lorenzo Castaldi, Serafino Chelazzi, Giovan Battista Chiostrini, Angelo Corsi, Giovan Battista Cibecchini, Natale Cibecchini, Francesco Calonaci, Domenico Cioppi, Alessandro Dani, Lorenzo Dai Nocenti, la vedova Rosa Fabiani, Francesco Fabiani, Antonio Frosali, Cristofono Frosali, Gaspero Fiaschi, Sabatino Giotti, Michele Giuntini, Antonio Grazzi, Giuseppe Mugnanini, Antonio Minghi, Sabatino Nannoni, Giovan Battista Naldini, Antonio Nesi, Francesco Landozzi, Michele Logi, Agostino Rigacci, Giuseppe Saccardi, Giuseppe Soldani, Sebastiano Viani, Jacopo Viti.

Oltre ai pigionali ci sono anche alcuni camporaioli13: Francesco Bugli era camporaiolo di Santa Trinita. Maria Rosa Cerrini. Giuseppe Mannelli e Giovan Battista Peruzzi. Mentre sono operanti: Luigi Rovai e Gaetano Pistelli.

POPOLO DI SAN PIERO IN BOSSOLO

Vediamo adesso il popolo di San Piero in Bossolo. L’area di questo popolo è principalmente un area di campagna e questo si rispecchia nei mestieri svolti dai residenti. La maggioranza lavorano nei poderi attorno al paese e lungo le colline che dalla Pieve digradano verso il fiume Pesa. Persone che forse lavoravano nel borgo di Tavarnelle possono essere il bottegaio Giuseppe Chiostrini e il tappezziere Baronto Chiostrini. Giuseppe Chiostrini viene indicato anche come mugnaio. Mentre, un altro Chiostrini, Angelo era lo stradino. Tommaso Chiostrini è “fornacaio”, probabilmente era il padrone di una fornace oppure un lavoratore della fornace. Carlo Chiostrini è possidente.

L'area attorno alla pieve di San Piero in Bossolo attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.
L’area attorno alla pieve di San Piero in Bossolo attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.

Vincenzo Niccoli fa il barrocciaio

Giuseppe del Pino è agente di Santa Chiara, mentre Rosa Chellini è la fattoressa di Santa Chiara.

Ci sono poi i lavoratori dei numerosi poderi della zona:

Lavoratori del Michelozzi: Angelo Bazzani, Valente Casamonti, Giuseppe Jacopozzi, Giuseppe Lepri, Antonio Viciani.

Lavoratori del Pazzi: Domenico Brogioni, Gaetano Gianni, Santi Ciappi.

Lavoratori di Santa Chiara: Francesco Becucci, Santi Cioppi, Sabatino Castaldi, Agostino Fusi, Angelo Jacopozzi, Luigi Pampaloni, Piero Pampaloni, Giuseppe Pietrini (?), Giovanni Vermigli.

Lavoratori del Nero: Andrea Bandinelli, Cerrini Gaetano, Michele Ceccherini, Francesco Lepri, Giuseppe Marini, Lorenzo Pescini, Antonio Soffici, Pier (?) Viciani.

Lavoratori della Pieve: Antonio Coli, Gaspero Falai, Sabatino Mariotti, Giovan Battista Pecciarini, Valente Vanni, Bernardo Zani.

Lavoratori del Naldini: Gaetano Ceccherini, Piero Arretini, Michele Landozzi.

Lavoratori dell’Arrighetti: Clemente Donzelli, Santi Grazzi.

Lavoratore del Taddei: Andrea Frosali.

Lavoratori del Pacciani: Simone Nesi, Antonio (?) Pampaloni.

Lavoratore di Santa Trinita: Pietro Soffici.

Pigionali: Angelo Bacci, Vincenzio Ciappi, Santi Cai, Domenico Fusi, Vincenzio Fusi, Antonio Fiaschi, Giovan Battista Grazzi, Antonio Guercini, Giuseppe Nesi, Giovanni Palagi, Vincenzo Panichi, Gaetano Rigani, Sabatino Scaramelli, Gaetano Soldani, Antonio Viti.

Angelo Tempesti (non è indicato il suo mestiere) vive da solo e ha 64 anni.

I Rovai attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.
I Rovai attorno al 1820. Progetto C A S T O R E – Regione Toscana e Archivi di Stato toscani.

Tra i pochi camporaioli troviamo Giovanni Papini e Lorenzo Gianni. Mentre Luca Corti è camporaiolo del Mari. Poi Giuseppe Vettori è “livellare”14.

NOTE

1Davanzato Viviani (39 anni, barrocciaio) nel 1797 vive nel popolo di San Bartolomeo e Stefano a Barberino. Archivio Storico di Barberino: 147 (3, 2.6) Barberino di Valdelsa. Descrizione di tutte le famiglie fatte dai messi per la formazione dei dazzaioli di Tassa di Macine per gli anni 1797, 1798, 1799 e 1800

2Archivio Storico di Barberino: 11 (10) Deliberazioni della comunità di Barberino Val d’Elsa 14 Settembre 1797 – 4 Gennaio 1804; pag. 6 V

3Archivio Storico di Barberino: 11 (10) Deliberazioni della comunità di Barberino Val d’Elsa 14 Settembre 1797 – 4 Gennaio 1804; pag. 2 R/V

4Archivio Storico di Barberino: 11 (10) Deliberazioni della comunità di Barberino Val d’Elsa 14 Settembre 1797 – 4 Gennaio 1804; pag. 8 V

5Archivio Storico di Barberino: 147 (3, 2.6) Barberino di Valdelsa. Descrizione di tutte le famiglie fatte dai messi per la formazione dei dazzaioli di Tassa di Macine per gli anni 1797, 1798, 1799 e 1800

6Vedi: Marco Ramerini “La chiusura delle arcate della Loggia pubblica nella piazza di Barberino” 2021

7Archivio Storico di Barberino: 147 (3, 2.6) Barberino di Valdelsa. Descrizione di tutte le famiglie fatte dai messi per la formazione dei dazzaioli di Tassa di Macine per gli anni 1797, 1798, 1799 e 1800

8Vedi: Marco Ramerini”L’organizzazione medica nella comunità di Barberino tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento” 2021

9Vocabolario dell’Accademia della Crusca 4° edizione Volume 3 pag. 215

10Vocabolario dell’Accademia della Crusca 5° edizione Volume 9 pag. 68

11Vocabolario dell’Accademia della Crusca 4° edizione Volume 1 pag. 391

12Archivio Storico di Barberino: 147 (3, 2.6) Barberino di Valdelsa. Descrizione di tutte le famiglie fatte dai messi per la formazione dei dazzaioli di Tassa di Macine per gli anni 1797, 1798, 1799 e 1800

13Era “camporaiolo” chi coltivava campi in affitto o a mezzadria, senza casa colonica.

14Il “livellare” era una forma di contratto agrario.che consisteva nella concessione di una terra dietro il pagamento di un fitto.

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